Gli agromeccanici di fronte agli aumenti dei costi delle materie prime

Il blocco di molte attività riscontrato nel primo anno di pandemia,
unico strumento di contenimento in attesa dei vaccini,
aveva portato alla riduzione dei consumi di energia e
materie prime a livello mondiale, anche a causa delle limitazioni
agli spostamenti. Nonostante il parziale rallentamento della
produzione industriale, la stagnazione economica dello scorso
anno aveva mostrato quanto sia ancora valida (nonostante la
globalizzazione) la legge della domanda e dell’offerta, con un
calo repentino dei prezzi dei prodotti energetici.
Il prezzo del gasolio agricolo alla raffineria si era mantenuto per
diversi mesi sotto il limite “storico” dei 50 centesimi al litro, che ha
consentito alle aziende un significativo, anche se temporaneo,
risparmio. Si noti che la congiuntura internazionale aveva determinato
nell’anno precedente alla pandemia (2019) ulteriori ribassi
della bolletta energetica, con un calo che si è mediamente aggirato
sui 10 centesimi per litro rispetto alle quotazioni del 2018.
Nonostante il rimbalzo verso l’alto, conseguente al miglioramento
della situazione sanitaria, avesse riportato quest’anno alla
stabilizzazione del costo del gasolio sui valori del 2019, almeno
fino a tutta l’estate, da qualche mese si assiste a un ulteriore
aumento, che ha messo in allarme le imprese agromeccaniche.
I prezzi praticati agli agricoltori, pur seguendo la tendenza
espressa dai tariffari provinciali o regionali, seguono le regole
del libero mercato e derivano da una trattativa individuale, il cui
risultato è legato al differente potere contrattuale espresso dalle
parti e alle caratteristiche del lavoro e dell’azienda.
Di solito le grandi partite, che comportano una minore incidenza
dei trasferimenti e dei tempi accessori (verifiche preliminari e
fatturazione), spuntano prezzi inferiori rispetto a quelli di riferimento,
senza contare che in sede di trattativa il più forte tende
a influenzare il più debole. Nella maggior parte dei casi il prezzo
viene definito una volta per tutte e aggiornato periodicamente
in base alle condizioni di mercato, ma sempre in forma concordata;
la definizione avviene a inizio campagna o, per i lavori più
impegnativi, al momento dell’ordine.
In queste condizioni l’aggiornamento dei prezzi in corso d’opera
è assai difficile e richiede come minimo l’esistenza di un rapporto
franco e cordiale con il cliente: le situazioni di conflittualità non
aiutano e possono portare a una reciproca chiusura che può
incrinare il rapporto di fiducia l’uno nell’altro.

È in questo rapporto fiduciario che si sviluppa la resilienza del
sistema di fronte alle difficoltà dei mercati: ma quando il vaso è
colmo, come si dice, una sola goccia può essere di troppo. Se
analizziamo l’andamento dei costi nell’ultimo triennio osserviamo
che è proprio il gasolio, al di là delle grandi oscillazioni subite,
a essere rimasto quasi costante: il prezzo alla raffineria si aggirava
sui 71-72 centesimi al litro a fine ottobre 2018, appena 3 centesimi
di meno delle quotazioni dello scorso mese.
Ma questa ha riguardato solo il gasolio: nei triennio i prezzi dei
prodotti finiti – macchine, parti di ricambio e materiali di consumo
– hanno subito importanti aumenti, sulla scorta dell’analoga
tendenza manifestata dalle materie prime, come i metalli,
la gomma base, le materie plastiche e, soprattutto, i trasporti.
Per vari motivi che non è il caso di elencare, il prezzo dei noli
marittimi (mezzo su cui viaggia la stragrande maggioranza
delle merci a livello mondiale) è più che triplicato. In un quadro
tanto complesso tutte le aziende hanno dovuto ritoccare i listini
verso l’alto e le imprese agromeccaniche stanno scoprendo solo
ora che ciò che avevano conservato in magazzino in attesa di
impiego, è praticamente raddoppiato. Non è quindi colpa (solo)
del prezzo del gasolio se quest’anno i conti non tornano: quando
avremo saldato tutti i fornitori scopriremo realmente come è
andata l’annata, ma forse sarà troppo tardi.
Come la maggior parte dei nostri fornitori ha tentato di reagire
agli aumenti dei costi ritoccando i loro prezzi, così dovremo cercare
di fare anche noi, parlando con i clienti e facendo loro presenti
le difficoltà che anch’essi, del resto, conoscono benissimo.
È infatti nell’interesse di qualsiasi impresa avere fornitori in
equilibrio economico e finanziario, come tutti sanno: con un
fornitore in difficoltà ci saranno sempre problemi ed equivoci e
questo bisogna spiegare al cliente, se già non lo sapesse. Non si
tratta di voler approfittare della favorevole congiuntura di mercato
in cui la domanda supera l’offerta determinando le attuali
quotazioni – altissime – delle commodities e, fra queste, anche
dei prodotti agricoli. Come sono aumentati gli altri mezzi tecnici
– prodotti fitosanitari, fertilizzanti e materiali di copertura – è
logico che aumentino anche le prestazioni agromeccaniche:
già il contoterzista è costretto a “fare da banca” al cliente per
lavori iniziati al principio dell’anno e che saranno pagati a Natale
(se va bene!), ma non può assorbire anche gli aumenti dei costi
senza fiatare. E se proprio non ci si riuscirà quest’anno, bisognerà
tenerne conto per la prossima campagna, nell’interesse sia delle
imprese agromeccaniche, sia dei produttori agricoli.

• Gianni Dalla Bernardina
Presidente CAI