La nostra grande battaglia per entrare a pieno titolo nel settore agricolo

Vorrei partire formulando al neoMinistro delle politiche
agricole, Teresa Bellanova, i miei più sentiti
auguri di buon lavoro nella convinzione che la sua
lunga e comprovata esperienza nel settore e la sensibilità
dimostrata nella lotta contro il caporalato possano costituire
un volano per il rilancio dell’agricoltura italiana.
Riavvolgiamo il nastro fino alla fase successiva alla crisi
di governo, quando il Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella ha dato incarico all’avvocato Giuseppe Conte di
formare un nuovo esecutivo. Ebbene, nelle giornate convulse
delle consultazioni, fra rumor, indiscrezioni, soffiate,
mai una volta si è parlato del ministero delle Politiche agricole.
Una pessima abitudine, che si trascina da alcuni governi
a questa parte.
Purtroppo, lo scenario è deprimente e non è passato inosservato
alla Confederazione Agromeccanici e Agricoltori
Italiani: quando si parla di formazione del governo e di ministeri
chiave, non si parla mai di agricoltura. Eppure, l’agricoltura
è un settore centrale nell’economia del Paese,
riassume sotto di sé funzioni altrettanto importanti quali
la tutela del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, della
sicurezza idraulica. Il Made in Italy è un veicolo in grado
di valorizzare l’immagine del nostro Paese nel mondo e
l’agroalimentare non è da meno rispetto alla moda, al design,
ai grandi marchi dell’automobile come Ferrari, Maserati,
Alfa Romeo.
Chiederemo al Ministro Bellanova un confronto, per far sì
che il Capo di dicastero tenga in giusta considerazione un
settore strategico come quello dei servizi per l’agricoltura,
entro il quale il contoterzismo si colloca, con un valore
di oltre 3,2 miliardi annui generati da 18.000 imprese che
svolgono oltre il 70% delle operazioni di raccolta (valore
che raggiunge il 98% nel caso dei cereali) e rappresentano
la spinta propulsiva all’agricoltura di precisione.
Ogni anno, signor ministro, e cito i dati del Crea-Mipaaf,
il contoterzismo cresce in termine di fatturato e nel ruolo
attivo rispetto al settore agricolo.

Per questo ci preme poter rivendicare la nostra grande battaglia
di equità, che riguarda l’ingresso finalmente a pieno
titolo nel comparto agricolo, nel quale siamo inevitabilmente
immersi e dal quale siamo inspiegabilmente esclusi
per mera dimenticanza del Legislatore.
È innegabile, infatti, in un mercato sempre più globalizzato
dove è indispensabile far quadrare i bilanci aziendali
cercando di ridurre i costi non a discapito della qualità e
sicurezza dei prodotti, attribuire un ruolo centrale alla figura
dell’imprenditore agromeccanico che, operando generalmente
su notevoli superfici, può ammortizzare con
più facilità il costo della tecnologia, offrendo all’azienda
agricola, qualità del lavoro, sicurezza per gli operatori, per
l’ambiente e le produzioni.
Le nostre imprese sollevano l’imprenditore agricolo da
ogni rischio e investimento connessi all’esercizio della
meccanizzazione per tale ragione è indispensabile che si
permetta loro di investire magari prevedendo misure specifiche
nella prossima Pac.
Restando su questioni nazionali che preoccupano molto
Cai, come già ribadito in una precedente dichiarazione,
l’eventuale eliminazione degli sgravi fiscali connessi all’acquisto
del carburante agevolato, aumenterebbe il costo
complessivo delle operazioni colturali di oltre il 30% andando
a colpire non solo le imprese agricole e agromeccaniche
ma anche il consumatore finale.
Ci auguriamo davvero si riduca tutto a una boutade sull’onda
di un ambientalismo da operetta, perché eliminare le
agevolazioni all’agricoltura in un Paese come il nostro, che
sta cercando di promuovere il Made in Italy dando quindi
il giusto valore alle eccellenze agroalimentari che produce,
significherebbe non solo penalizzare la filiera ma contrarre
drasticamente i i consumi nazionali ed esteri.
Potrebbe essere forse più utile ridurre le emissioni di gas
serra – relativamente alle quali l’agricoltura ha uno scarso
peso in termini globali – favorendo l’utilizzo di energie rinnovabili
con incentivi sicuri e a lungo termine.

• Gianni Dalla Bernardina
Presidente CAI