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La recente presentazione al Parlamento europeo, da
parte dell’onorevole Nicola Caputo del gruppo S&D, di
un’interrogazione con richiesta di risposta scritta (n.
9580 del 19/12/2016), vale da sola più di tante considerazioni
sulla necessità di avere una rappresentanza europea forte e
autorevole.
Sono trascorsi oltre trent’anni dalla costituzione della Ceettar,
che rappresenta il mondo del contoterzismo in Europa,
e oggi siamo presenti nella maggior parte dei paesi membri,
coprendo oltre l’80% della superficie agricola e forestale
continentale.
Appena due anni fa, nell’ambito della politica agricola comunitaria,
sono stati istituiti i Gruppi di Dialogo Civile, per
condividere, discutere e orientare le scelte del governo europeo
su temi che, oltre all’agricoltura, all’alimentazione e
alla tutela ambientale, coinvolgono tutto ciò che interessa il
territorio rurale.
È proprio in uno di questi Gruppi – quello dedicato alle
scelte di politica agricola comune – che ho avuto l’onore di
andare a rappresentare la nostra Confederazione europea.
In quella sede, memore dell’inesplicabile e ingiustificata discriminazione
subita nella fase di approvazione dei Piani di
sviluppo regionali, ho sostenuto con forza che le imprese
agromeccaniche devono essere trattate come gli agricoltori,
in quanto impegnate per il progresso dell’agricoltura e del
territorio rurale.
Un lavoro, questo, che sta portando la politica ad interrogarsi
sulle scelte fatte in tema di sviluppo del settore agroalimentare:
nonostante la profusione di ingenti somme di denaro
pubblico, gli acquisti di nuove macchine per l’agricoltura
sono ridotti al lumicino, tanto da far temere un nuovo, possibile
regresso del nostro sistema produttivo.
Nella sua interrogazione, l’on. Caputo afferma che “sarebbe
opportuno che anche le imprese agromeccaniche potessero
accedere a specifiche misure dei piani di sviluppo regionali
sull’innovazione nel segmento della meccanizzazione”,
riconoscendo al contoterzismo una capacità di diffusione
dell’innovazione che la politica comunitaria aveva finora trascurato.
L’intervento ha chiesto formalmente alla Commissione europea
quali iniziative abbia già intrapreso, e quali intenda
intraprendere, in occasione della riforma di medio termine
della Politica agricola comune, a favore delle imprese agromeccaniche.
Qualcosa, forse si sta muovendo: ma, proprio in questa fase,
bisogna intensificare gli sforzi perché si diffonda, a tutti i livelli
decisionali – europeo, nazionale e regionale – una presa
di coscienza decisa e consapevole che bisogna cambiare
politica, se si vuole cambiare l’agricoltura.
• Silvano Ramadori
Presidente UNIMA








