Gli agromeccanici meritano più attenzione dalla politica

Le difficoltà con cui ogni giorno dobbiamo combattere
tendono a farci dimenticare il passato, proponendoci
nuovi obiettivi che, almeno in parte, sarebbero già a portata
di mano. I problemi contingenti – che il Foscolo chiamava
le “torme delle cure” – catturano con tanta intensità la nostra
attenzione da farci perdere di vista il percorso fatto e soprattutto
quello da fare; in queste condizioni è facile che manchi il coraggio
per affrontare il cammino con lo spirito giusto.
Il lungo percorso per la qualificazione della categoria agromeccanica
all’interno del settore primario è partito vari decenni fa,
quando la catena di fornitura di macchine e di altri mezzi tecnici
indispensabili all’agricoltura iniziò ad interrogarsi sul ruolo
assunto dal contoterzismo agricolo. Non stiamo parlando di
ieri, ma nemmeno di cent’anni fa: fu proprio l’ultimo decennio
del Novecento a svelare per la prima volta il peso economico e
organizzativo delle imprese agromeccaniche.
Il censimento agricolo del 1991, in cui era stato saggiamente
inserito un quesito sul ricorso al contoterzismo da parte degli
agricoltori, confermò le sensazioni espresse sottovoce dagli
esperti: le impressioni (o i sospetti, dipende dal punto di vista)
si rivelarono non solo vere, ma misurabili. Da qui a tenerne
conto nella programmazione delle politiche agricole, però, ce
ne passa: ancora oggi, a distanza di oltre trent’anni, la nozione
comunitaria di agricoltura è quella descritta dal Trattato di
Roma, che gettò le basi della futura (e presente) politica comune.
L’azienda agricola era vista come un circuito chiuso, da
proteggere dalle novità, che in sostanza ereditava valori atavici,
a differenza dell’industria e dei servizi: un settore che godeva, e
tuttora gode, di propri regimi amministrativi tutelati dalla legge.
Tutto il ciclo produttivo si origina e si completa nel suo ambito
e per questo alcune attività di supporto non appartengono
– come normalmente avviene in altri settori produttivi – al
processo agricolo, ma ne sono tenute rigidamente fuori come
se gli fossero totalmente estranee.
Questa visione, per quanto antica e ormai antistorica, resiste
ancora, ma non può più contare sul completo consenso del
sistema: anno dopo anno, fra innumerevoli insuccessi, gli
agromeccanici si sono via via inseriti nel settore, a partire dalla
definizione del loro status giuridico. Nel 2004, con il decreto
legislativo n. 99, si giunse alla definizione di attività agromeccanica,
ma non con una norma specifica e scollegata dalle altre
leggi di interesse agricolo: il riconoscimento avvenne invece in
uno dei decreti attuativi della così detta “legge di orientamento
e modernizzazione dell’agricoltura”. Lo stesso decreto aveva
stabilito, per esempio, la natura dell’imprenditore agricolo professionale
e le caratteristiche delle società agricole, fino ad allora
limitate da norme del codice civile non più attuali, che poterono
così aprirsi a più moderne forme societarie.
Un passo avanti decisivo, ma privo di un indispensabile completamento:
definita l’attività, mancava una precisa descrizione
del soggetto che la esercita e di come questo possa inquadrarsi
nelle altre norme speciali, a partire da quelle fiscali, previdenziali
e assicurative. In questi vent’anni abbiamo cercato di perseguire
tale obiettivo, seppure fra le mille difficoltà sorte a causa di interpretazioni
diverse e talvolta strumentali, suscitate allo scopo
di frenare il processo legislativo e continuare a fare ignorare il
contoterzismo ed il prestigio che aveva conquistato nel comparto
agricolo.
Come in tutte le battaglie, può fare più danni il fuoco amico di
quello nemico: per questo bisogna proseguire nel dialogo con
la politica e trovare, all’interno delle rappresentanze degli agromeccanici,
quell’unità di intenti che può sostenere un’azione
comune, condivisa ed efficace. Le imprese agromeccaniche
meritano, oggi più che mai, di avere quell’inquadramento che
il legislatore lasciò in sospeso nel 2004, convinti come sono di
essere parte integrante e forza propulsiva del settore agricolo, e
di arrivare all’albo di categoria che ne qualifica la professionalità.
Il fatto che in questi anni sia stata loro riconosciuta la possibilità
di accedere a vari sussidi – dai bandi Ismea al Pnrr, dall’agrivoltaico
ai progetti di filiera – significa che la politica ha ormai
pienamente compreso che il loro ruolo in agricoltura non è in
discussione.
In questi giorni abbiamo celebrato, nella cornice dello stabilimento
di Argo Tractors, nel cuore della pianura emiliana, l’ormai
tradizionale manifestazione “Il Contoterzista Day”, organizzata
da Edagricole, che ha visto la partecipazione di centinaia di
delegati, in rappresentanza dei 18.000 agromeccanici italiani.
L’evento ha riconosciuto ed evidenzia il valore, il coraggio, la
determinazione ed il successo delle imprese di eccellenza
nell’ambito agromeccanico: imprese che si distinguono per il
loro costante impegno per favorire e diffondere l’innovazione
in agricoltura. Questa è la più importante motivazione a sostegno
di ciò che chiediamo.

• Gianni Dalla Bernardina
Presidente CAI Agromec