Pubblicato

Sono ormai trascorsi otto anni da quando, con la
riunificazione fra Unima e Confai, gli agromeccanici
hanno finalmente ritrovato la loro unità sul piano della
rappresentatività sindacale, oltre che su quello della propria
identità. La Confederazione, come organizzazione di persone
e di imprese, rappresenta la categoria attraverso organi
collegiali partecipati da imprenditori di valore e da funzionari
tecnicamente preparati: una categoria che si caratterizza proprio
per l’indissolubile legame fra l’uomo e la macchina, in un
rapporto di interdipendenza che va al di là delle classificazioni
amministrative.
La macchina, strumento di lavoro rigido e non pensante
(almeno per un po’), si trasforma in un complesso che può
svolgere qualsiasi lavoro grazie all’intervento dell’uomo, in
un connubio ormai indissolubile a causa delle continue e
reciproche influenze. Il collegamento fisico e psicologico fra
uomo e macchina è comune ad altre professioni e finisce per
connotarle anche nel linguaggio comune: dall’autotrasportatore
al marinaio, l’identificazione è completa solo quando i
due termini sono affiancati.
Questa visione rappresenta, in modo un po’ semplicistico, una
serie di attività collaterali senza le quali il rapporto fra i due si
ridurrebbe solo ad una prossimità fisica: l’agromeccanico deve
essere anche un buon organizzatore dei mezzi di produzione
e saper unire il capitale al lavoro.
Lo svolgimento di un’attività per conto terzi non si limita alla
pura e semplice fornitura di uomini e di mezzi nel luogo e
nel giorno indicato, una sorta di servizio a domanda, come
potrebbe essere quello del semplice noleggio con operatore,
agli ordini e sotto la direzione tecnica del cliente.
Questa assimilazione, protrattasi per decenni, non è stata
casuale, ma motivata dall’intento di minimizzare il ruolo del
contoterzista per paura di danneggiare la libertà di scelta
dell’imprenditore agricolo: un timore ormai superato dal ricorso
all’esternalizzazione, registrabile in tutti i settori.
L’elemento caratteristico che contraddistingue l’attività agromeccanica
rispetto ad altre più semplici e meno articolate
risiede nella capacità organizzativa necessaria per predisporre
e gestire cantieri complessi, tenendo conto dei bisogni, presenti
e futuri, dell’agricoltore.
Una peculiarità che è tipica del contoterzista agricolo e che
ha consentito nel tempo alle imprese che rappresentiamo di
svolgere un ruolo sempre più autorevole nella produzione
agricola. Rispetto ad altri servizi in cui prevale l’impiego di
manodopera, l’attività agromeccanica si distingue per il predominante
utilizzo di capitale, costituito da macchinari sempre
più perfezionati e costosi, che non richiedono semplici esecutori,
ma tecnici e operatori di elevato valore professionale.
È interessante notare che il progresso tecnico non ha mutato
le competenze di base dei lavoratori, che oggi come un tempo
devono sapere eseguire una lavorazione agricola secondo le
buone regole dell’agronomia: è cambiato il modo di interagire
con le macchine.
L’automazione dei processi e l’evoluzione in senso digitale
hanno trasformato l’interfaccia con la macchina, ma proprio
per questo chiedono all’operatore nuove conoscenze, oltre ai
saperi che contraddistinguono l’attività agricola, nel campo
dell’elettronica e della meccatronica.
Il contoterzista è sempre meno un fornitore di servizi sostitutivi
del lavoro manuale, come agli albori della meccanizzazione;
si è trasformato in un centro di assistenza tecnica in cui la
macchina resta fondamentale per la gestione del processo
produttivo. L’identificazione dell’attività agromeccanica come
sintesi fra meccanizzazione, professionalità e conoscenza dei
processi agricoli sta gradualmente superando le distinzioni
soggettive e legate ai soli strumenti di lavoro, che avevano
dominato nel passato.
Ciò che conta oggi è cosa si fa ed in quale contesto: l’agromeccanico
lavora con le macchine, in un ambito agricolo,
forestale e di gestione del territorio rurale, senza artificiose
distinzioni soggettive.
CAI Agromec rappresenta, tutela, sostiene e promuove l’attività
agromeccanica in quanto tale, da chiunque esercitata, indipendentemente
dalla natura, dall’origine o dall’appartenenza
politica. Questa impostazione, che ha sempre contraddistinto
la nostra storia organizzativa e sindacale, si deve riverberare
nel riconoscimento che stiamo cercando, dialogando con
la politica, per l’attività agromeccanica, senza creare inutili
steccati.
L’albo delle imprese agromeccaniche non deve essere un club
esclusivo, fondato su distinzioni, divisioni e obblighi, ma un
organismo inclusivo che tuteli e valorizzi l’attività agromeccanica,
comunque svolta.
• Gianni Dalla Bernardina
Presidente CAI Agromec








