
Si è tenuta lo scorso 15 marzo l'assemblea di Confai Mantova, nella cornice di Villa La Favorita, già residenza dei Gonzaga, che ha festeggiato i suoi primi 90 anni con un bilancio in utile e con uno sguardo al futuro, alla presenza dei soci, delle autorità e dei rappresentanti del mondo agricolo e imprenditoriale.
Un'associazione ai vertici fra quelle aderenti a CAI Agromec, i cui soci si distinguono per il ruolo insostituibile svolto nella filiera agroalimentare anche grazie alla digitalizzazione, come ha sottolineato il professor Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano e componente del Comitato sull’Intelligenza Artificiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, intervenuto all’assemblea.
Fondata nel 1936 sotto la guida di Temistocle Cappellini, l’associazione - guidata oggi da Marco Speziali e Stefano Bonisoli - rappresenta le imprese agricole e le imprese agromeccaniche professionali, che si distinguono per l'altissimo livello tecnologico.
Un cammino che il Presidente, e membro del Consiglio nazionale, Marco Speziali ha riassunto dagli albori della meccanizzazione alla Rivoluzione Verde degli anni Sessanta, dall'agricoltura di precisione a cavallo del millennio, fino alla digitalizzazione e all'impiego dell'intelligenza artificiale.
Sono tecnologie – ha sottolineato Speziali, egli stesso pioniere dell'innovazione – che mettono al primo posto i dati, bene immateriale ma indispensabile non solo per la sostenibilità, ma anche per garantire la tracciabilità che tutto il mondo chiede quando si parla di Made in Italy.
Le criticità legate ai mercati, con prezzi in crisi per molti settori, ha detto Speziali, debbono essere viste come un'opportunità che, grazie al contributo del contoterzismo professionale che ha accompagnato gli investimenti, ancorché proprio le imprese agromeccaniche siano state finora escluse dal pieno riconoscimento all’interno del sistema agricolo.
Secondo il prof. Noci, l’approccio dei prossimi 90 anni deve essere completamente ribaltato, impastando ottimismo, visione, consapevolezza.
“Non basta produrre bene, garantire qualità, benessere animale, sostenibilità ed essere schiacciati dai prezzi, così come non basta accontentarsi dei 70 miliardi di export agroalimentare, quando siamo scarsamente presenti in Asia o in Africa, che costituiscono mercati dinamici.
Bisogna superare l’individualismo e fare rete fra imprese, diffondere la cultura, fare formazione, favorire il ricambio generazionale migliorando i guadagni per le imprese. Non si compete minimizzando i costi, ma dando valore ai prodotti e le imprese agromeccaniche sono insostituibili nel processo di tracciabilità”.
L’agricoltura del futuro sarà un combinato fra materialità e immaterialità, fra prodotto e certificazione, e altrettanto fondamentale sarà “guardare sempre più i mercati internazionali, dove sono disposti a pagare la qualità e dove vi sono prospettive di crescita”.
Fra i progetti che potrebbero vedere protagonisti gli agromeccanici, l’«Hub della conoscenza», promosso dal professor Noci nelle province di Mantova, Brescia, Cremona e Lodi, con l’agroalimentare al centro di dinamiche di sviluppo, sostenute dalle istituzioni e dalla rete degli istituti di credito cooperativo. Stretta collaborazione anche con Regione Lombardia (in
particolare gli assessori Beduschi e Guidesi) nella creazione delle Zone di innovazione e sviluppo (Zis), un modello sperimentale promosso proprio dalla Regione per rafforzare la competitività dei territori lombardi, con l’obiettivo di favorire la condivisione di strutture, lo scambio e il trasferimento di conoscenze, la creazione di reti e la collaborazione tra imprese, start-up, ricerca e formazione.
“Regione Lombardia è stata la prima a riconoscere l’Albo degli Agromeccanici e il ruolo che svolgono lungo la filiera, ha ricordato il Presidente di CAI Agromec, Gianni Dalla Bernardina.
Ma a Roma è ancora tutto fermo, così le nostre imprese, che operano in agricoltura, sono ancora inserite in un contesto artigiano: è tempo di superare queste divisioni anacronistiche, ha concluso il Presidente nazionale.
Ufficio Stampa CAI Agromec
(con il contributo di Matteo Bernardelli dell'Ufficio stampa di Confai Mantova)
CAI Agromec è l’unione delle associazioni a cui aderiscono le imprese di meccanizzazione agricola (agromeccaniche) che svolgono l'attività del contoterzismo prevalentemente nell’ambito dell’agricoltura, dell’ambiente e del territorio. Oggi, CAI Agromec aggrega circa 15.000 imprese agromeccaniche in tutta Italia, rappresentando circa l’80% delle aziende del settore presenti sul territorio nazionale.



