
Il presidente Gianni Dalla Bernardina: «Decisione improvvisa e dannosa. Servono certezze per chi ha già investito in innovazione»
(Roma, 7 novembre 2025) – Lo stop improvviso al piano Transizione 5.0 rischia di lasciare le imprese agromeccaniche e agricole senza gli incentivi promessi per gli investimenti in innovazione. A denunciarlo è Cai Agromec, la Confederazione Agromeccanici e Agricoltori Italiani, che parla di un «danno grave» per le aziende che avevano già firmato contratti o versato acconti in attesa di completare le pratiche.
«Un decreto direttoriale Mimit di ieri sera – spiega Gianni Dalla Bernardina, presidente di Cai Agromec – ha disposto la chiusura de facto della piattaforma del GSE per la raccolta delle domande di accesso ai crediti d’imposta. Tecnicamente le imprese potranno ancora presentare la domanda, ma riceveranno in risposta un avviso di esaurimento risorse».
«La decisione – prosegue Dalla Bernardina - deriva dalla rimodulazione delle risorse del Pnrr, dopo che il Governo ha constatato l’impossibilità di raggiungere entro la fine del 2025 l’obiettivo di spesa di 6,3 miliardi di euro previsto dal piano. L’Esecutivo aveva ridotto a 2,5 miliardi il nuovo obiettivo di spesa per la Transizione 5.0, ma le domande, cresciute in modo esponenziale nelle ultime settimane fino a superare i 2,8 miliardi di prenotazioni, hanno portato al blocco immediato della piattaforma».
Una misura che, secondo la Confederazione, colpisce soprattutto le imprese più dinamiche, quelle che avevano già programmato investimenti per la modernizzazione delle attrezzature e la digitalizzazione dei processi. «Le aziende che hanno già presentato la domanda non avranno problemi – sottolinea Dalla Bernardina – ma chi aveva firmato i contratti, versato acconti e stava predisponendo la perizia giurata per completare la richiesta si trova oggi escluso dai fondi».
Il presidente evidenzia inoltre un rischio ulteriore: «Se il nuovo incentivo per il 2026, che dovrebbe partire da gennaio, seguirà lo stesso criterio adottato per l’avvio del piano 5.0 – cioè la validità solo per ordini successivi al 1° gennaio 2026 – molte imprese che hanno già acquistato macchinari rischiano di rimanere ingiustificatamente escluse».
Da qui l’appello di Cai Agromec al Governo affinché venga introdotto un correttivo in tempi rapidi. «È necessario – conclude Dalla Bernardina – che prevalga il buon senso e che sia consentito l’accesso anche agli investimenti già avviati, ma “effettuati” nel 2026 ai sensi dell’articolo 109 del Tuir, ossia con consegna e collaudo successivi al 1° gennaio 2026. Solo così si potrà dare certezza alle imprese virtuose che continuano a investire in innovazione e, allo stesso tempo, evitare di penalizzare chi ha agito in buona fede seguendo le regole vigenti».
Lo stop alla Transizione 5.0, sottolinea Cai Agromec, non è solo una questione tecnica ma una frenata che rischia di rallentare il percorso di ammodernamento del settore agricolo italiano, proprio mentre le aziende stanno cercando di rispondere alle nuove sfide ambientali e produttive.
Ufficio stampa CAI Agromec,
Marco Pederzoli (tel. 335 6659785
Cai Agromec è l’unione delle associazioni a cui aderiscono le imprese di meccanizzazione agricola (agromeccaniche) che svolgono l’attività del contoterzismo prevalentemente nell’ambito dell’agricoltura, dell’ambiente e del territorio. Oggi, Cai Agromec aggrega circa 15.000 imprese agromeccaniche in tutta Italia, rappresentando circa l’80% delle aziende del settore presenti sul territorio nazionale.



